Perché un sito web viene hackerato?

Perché un sito web viene hackerato

Perché un sito web viene hackerato? Dovresti domandartelo anche se possiedi un sito aziendale o un piccolo e-commerce e pensi di non essere un bersaglio interessante per gli hacker. La convinzione più diffusa è questa: “Il mio sito è piccolo, non contiene dati importanti e riceve poche visite. Perché qualcuno dovrebbe prenderlo di mira?”

In realtà, la maggior parte degli attacchi informatici non prende di mira una persona o un’azienda specifica. Oggi gli hacker utilizzano programmi automatici, chiamati bot, che analizzano milioni di siti web ogni giorno alla ricerca di vulnerabilità. Se trovano un plugin non aggiornato, una password debole o una falla di sicurezza, tentano di entrare (e spesso ci riescono) senza nemmeno sapere a chi appartenga quel sito.

In questo articolo scoprirai perché un sito web viene hackerato, quali sono gli obiettivi degli hacker, come riconoscere i segnali di un attacco e quali accorgimenti adottare per proteggere il tuo sito.

Perché gli hacker attaccano anche i piccoli siti?

A volte lo spiego così, penso che renda bene l’idea:

Immagina una persona che percorre una strada provando la maniglia di ogni automobile parcheggiata. Non sta cercando una macchina particolare. Semplicemente apre quella che trova senza chiusura.

Gli attacchi informatici funzionano in modo molto simile.

Ogni giorno migliaia di bot eseguono automaticamente milioni di tentativi di accesso verso siti di qualsiasi tipo. Cercano versioni obsolete, plugin vulnerabili, password facili da indovinare e configurazioni non sicure.

Se trovano una porta aperta, entrano.

Per questo motivo le dimensioni del sito contano molto meno di quanto si possa immaginare.

Le 10 ragioni più comuni per cui un sito web viene hackerato

Uno degli utilizzi più frequenti di un sito compromesso è l’invio di enormi quantità di email indesiderate.

Gli hacker sfruttano il server che ospita il tuo sito per spedire migliaia di messaggi pubblicitari o campagne di phishing.

Le conseguenze possono essere serie:

  • il dominio finisce nelle blacklist;
  • le email aziendali non arrivano ai clienti;
  • la reputazione del tuo dominio peggiora;
  • anche le normali comunicazioni rischiano di essere considerate spam.

Il proprietario del sito, nella maggior parte dei casi, scopre il problema solo quando un cliente segnala di non ricevere più le sue email.

Questo è probabilmente il caso che incontro più spesso durante gli interventi di assistenza.

Gli hacker creano centinaia di pagine invisibili dedicate ad argomenti completamente estranei alla tua attività.

Ad esempio:

  • casinò online;
  • scommesse;
  • farmaci;
  • criptovalute;
  • contenuti per adulti.

Lo scopo è sfruttare l’autorevolezza del tuo dominio per migliorare il posizionamento di altri siti nei motori di ricerca.

A volte queste pagine non sono nemmeno visibili durante la normale navigazione, ma vengono indicizzate da Google.

Il risultato? Il tuo sito perde credibilità e può subire un calo di visibilità nei risultati di ricerca.

Alcuni malware sono progettati per non farsi notare.

Tu continui a vedere il tuo sito perfettamente funzionante, mentre alcuni visitatori vengono automaticamente reindirizzati verso altri indirizzi web.

Può accadere solo:

  • da smartphone;
  • arrivando da Google;
  • al primo accesso;
  • da determinati Paesi.

Questa caratteristica rende il problema particolarmente difficile da individuare.

Nel frattempo, però, chi visita il tuo sito associa quell’esperienza negativa alla tua azienda.

Quando si pensa a un attacco informatico, spesso si immaginano grandi aziende con enormi database pieni di informazioni sensibili.

In realtà anche un piccolo sito può contenere dati interessanti per un malintenzionato.

Un semplice modulo di contatto, ad esempio, può raccogliere:

  • nome e cognome;
  • indirizzo email;
  • numero di telefono;
  • richieste commerciali;
  • informazioni personali lasciate volontariamente dagli utenti.

Se il sito ospita un e-commerce, la quantità di informazioni gestite aumenta ulteriormente.

I dati possono essere utilizzati per:

  • inviare comunicazioni indesiderate;
  • creare campagne di phishing più credibili;
  • tentare truffe mirate;
  • rivendere informazioni raccolte illegalmente.

Per questo motivo la sicurezza di un sito web non riguarda soltanto la protezione del proprietario, ma anche quella delle persone che lo utilizzano.

Una volta ottenuto l’accesso a un sito, un hacker può sfruttare le risorse del server per scopi completamente diversi dalla normale gestione del sito.

Ad esempio, il server può essere utilizzato per:

  • inviare spam;
  • ospitare file dannosi;
  • effettuare tentativi di attacco verso altri siti;
  • creare reti di computer compromessi.

Il proprietario spesso non si accorge di nulla, perché il sito continua apparentemente a funzionare.

Il problema emerge quando il provider segnala un consumo anomalo delle risorse oppure sospende temporaneamente il servizio per evitare danni alla rete.

In questi casi il sito non è più soltanto una vittima dell’attacco: diventa uno strumento utilizzato per colpire altri sistemi.

Uno degli obiettivi più pericolosi di un attacco hacker è trasformare il sito in un punto di diffusione di malware.

Il codice malevolo può essere nascosto all’interno di:

  • file del tema;
  • plugin compromessi;
  • script caricati nelle pagine;
  • database.

Un visitatore potrebbe essere indirizzato verso:

  • falsi aggiornamenti del browser;
  • pagine contenenti software dannosi;
  • siti creati per rubare credenziali.

Quando Google rileva questo tipo di comportamento può inserire un avviso di sicurezza nei risultati di ricerca.

Per un’attività commerciale è un danno importante: un potenziale cliente potrebbe vedere il messaggio di pericolo e decidere di non visitare più il sito.

La SEO negativa o manipolativa è un altro motivo frequente per cui un sito viene violato.

Gli hacker possono inserire all’interno delle pagine:

  • link nascosti;
  • testi invisibili;
  • collegamenti verso siti esterni.

L’obiettivo è sfruttare l’autorevolezza del dominio per trasferire valore SEO verso altri siti.

Ad esempio, un sito aziendale che esiste da anni potrebbe avere una buona reputazione agli occhi di Google. Un hacker potrebbe cercare di sfruttarla inserendo centinaia di collegamenti nascosti.

Il risultato può essere:

  • perdita di posizionamento;
  • pagine escluse dall’indice Google;
  • penalizzazioni SEO.

Questo tipo di attacco è meno frequente rispetto agli altri, ma può avere conseguenze molto gravi.

In questi casi il sito viene bloccato, modificato oppure vengono resi inutilizzabili alcuni file.

L’attaccante richiede poi un pagamento per fornire la soluzione.

È una situazione che può mettere in difficoltà soprattutto aziende che dipendono dal sito per ricevere richieste o vendite.

Per questo motivo avere backup aggiornati e verificati è fondamentale.

Un backup non serve solo in caso di errore tecnico: può essere la differenza tra recuperare rapidamente un sito oppure perdere settimane di lavoro.

Uno degli errori più comuni quando si ripulisce un sito compromesso è eliminare soltanto il malware visibile.

Ma se l’hacker ha creato un accesso nascosto, potrebbe tornare in qualsiasi momento.

Per questo motivo durante un intervento di sicurezza è importante controllare:

  • utenti amministratori WordPress;
  • permessi degli account;
  • accessi FTP/SFTP;
  • database;
  • file modificati.

Un attaccante esperto non lascia necessariamente un segno evidente: può creare una “porta secondaria” per rientrare successivamente.

Arriviamo al motivo principale.

Nella maggior parte dei casi un sito web viene hackerato perché presenta una vulnerabilità.

Non significa necessariamente che il sito sia stato realizzato male.

Spesso il problema nasce nel tempo:

  • un plugin non viene più aggiornato;
  • un tema diventa obsoleto;
  • una password rimane troppo semplice;
  • un account inutilizzato resta attivo;
  • manca un sistema di monitoraggio.

Un sito web non è un prodotto statico che, una volta pubblicato, può essere dimenticato.

È un ambiente in continua evoluzione che necessita di aggiornamenti e controlli periodici.

La domanda più importante: quindi WordPress è poco sicuro?

Questa è una delle domande che ricevo più spesso.

La risposta è: no, WordPress non è un sistema poco sicuro.

WordPress è utilizzato da milioni di siti in tutto il mondo proprio perché è una piattaforma solida, flessibile e continuamente sviluppata.

Il problema nasce soprattutto dall’utilizzo che viene fatto del sistema.

Un sito WordPress può diventare vulnerabile quando:

  • vengono installati troppi plugin senza controllo;
  • si utilizzano componenti pirata o non aggiornati;
  • si ignorano gli aggiornamenti;
  • non vengono effettuati backup;
  • nessuno monitora la sicurezza nel tempo.

È un po’ come una casa: non è la casa in sé a essere insicura, ma una porta lasciata aperta, una serratura vecchia o la mancanza di manutenzione possono creare un rischio.

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